La Riserva & l'Oasi WWF

 

Località: Tre campane.
Comuni: Vanzago, Arluno, Pogliano Milanese.
Provincia: Milano.
Altitudine: 159-163 m/s.l.m.
Superficie: 143,67 ha di proprietà del WWF per una superficie totale di territorio protetto (la Riserva Naturale) di 200 ha
Cartografia: tavola 1:25.000 IGM F.45 - IV  SO – Rho;
planimetria catastale 1:2.000;
carta tecnica regionale 1:10.000.
Proprietà: WWF ITALIA ONG - Onlus per ha 143.67
Telefono: 029341761 Direzione Riserva
0293549076 Centro Recupero Animali Selvatici
Visite: guidate il sabato e la domenica o per gruppi e scolaresche tutta la settimana su prenotazione
Come raggiungerci:

In automobile, percorrere la strada statale del Sempione e dopo circa 20 km da Milano seguire le indicazioni per Vanzago e, dal centro del paese, quelle per il Bosco Wwf.

Con i mezzi pubblici, utilizzando il Passante ferroviario linea S5 da e per Gallarate - Varese per e da Milano. La stazione e' quella di Vanzago-Pogliano. Il Passante ferroviario può essere preso a Milano alle seguenti stazioni urbane: Pioltello - Segrate - Porta Vittoria - Dateo - Porta Venezia - Repubblica - Garibaldi - Lancetti - Certosa.

Come scrisse il commendator Ulisse Cantoni nel 1977, la personale ed estesa riserva di caccia  è stata lasciata in eredità affinché la stessa venga trasformata non più in luogo di morte, ma in “un’area protetta, possibile meta di visite e luogo di studio e ricerche”. Come ente gestore nonché proprietario di tale area protetta, da lascito testamentario, venne nominato il WWF-Italia, il quale, ottenuta l’area, immediatamente ne richiese il riconoscimento come ”riserva naturale”, ponendo così l’ambiente sotto la tutela della legislazione regionale. La prima norma di protezione del “Bosco Wwf di Vanzago” fu quella di “Riserva locale” nel febbraio 1979, mentre successivamente, nel marzo del 1985, l’area venne classificata come “Riserva naturale parziale forestale e zoologica”. Il 9 luglio del 1996 veniva pubblicato dal bollettino ufficiale della Regione Lombardia il piano di gestione della riserva, ai sensi dell’art.14 della legge regionale n.86/83,  nel quale si stabilivano gli interventi ambientali, le opere di manutenzione del sito, i programmi educativi e di ricerca, per i quali il WWF stabiliva di usufruire di personale proprio, di giovani in servizio civile e di volontari. Nell’agosto del 2003, invece, la Regione Lombardia pubblicava l’elenco dei 176 siti di importanza comunitaria (pSIC) individuati nell’ambito della Commissione Europea, fra cui figurava quello del “Bosco wwf di Vanzago” (C107). Habitat significativi e meritevoli di tutela secondo la direttiva 79/43/CEE, presenti all’interno dell’oasi risultano:

- Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa Centrale del Carpinion betuli per una copertura del 50% (codice 9160);

- Foreste miste riparie di grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris) per una copertura del 10% (codice 91F0);

- Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae) per una copertura del 5% (codice 91E0);

- Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition per una copertura del 2% (codice 3150).

La riserva, da un punto di vista geologico, è infatti costituita da depositi di ghiaie e sabbie acquifere del quaternario, di origine fluvio-glaciale, attribuibili al periodo della glaciazione Wurm, alternati a livelli argillosi. Il clima è di tipo continentale moderato, tipico della pianura Padana ed è caratterizzato da forti escursioni termiche annue: si hanno così inverni rigidi ed estati calde. Il regime pluviometrico è di tipo prealpino con precipitazioni che presentano due picchi massimi, uno primaverile ed uno autunnale ed una forte riduzione delle piogge in estate ed in inverno.

Tutto questo insieme di condizioni geologiche e climatiche hanno permesso lo svilupparsi di un bosco planiziale a latifoglia, caratterizzato dall’associazione vegetale originale di farnia-rovere-carpino. L’oasi in sé è strutturata su tre aree concentriche, la più interna, il vero cuore del bosco, protetta da un muro di cinta creato per la tranquillità di piante ed animali, una seconda, recintata con rete metallica ed una esterna, aperta senza vincoli, percorribile a piedi o in bicicletta. Tutte queste tre zone sono caratterizzate dall’alternanza di aree  prative, campi coltivati, zone a bosco d’alto fusto, boscaglie, incolti, laghi, lanche, sieponi, tutti ambienti naturali caratteristici della pianura padana. Il bosco, che è l’ecositema più prezioso dell’oasi, è rappresentato da farnie e roveri (di cui alcuni esemplari secolari), castagni, betulle, carpini, aceri ed anche numerose robinie: quest’ultime, di origine americana, sono oggetto di un programma di lenta sostituzione con alberi autoctoni. Il sottobosco è costituto da prugnolo tardivo, noccioli, sambuchi, ciliegi selvatici, agrifogli, biancospini, felci di diverse varietà, mughetti, e centinaia di altre specie erbacee.

Le sponde degli specchi d’acqua e delle altre zone umide ospitano invece essenze tipicamente igrofile come il salice bianco, il salicone, il pioppo, l’ontano e cannucce palustri come la tifa o la fragmite. Tutti questi ambienti sono dimora per numerose specie: fra i mammiferi oltre al capriolo, animale simbolo della riserva, si possono incontrare la lepre, il coniglio selvatico, la faina, il tasso, la volpe ed il riccio; le zone boschive più fitte ospitano inoltre caratteristici piccoli roditori come il ghiro, il topo quercino e il moscardino. Più evidenti sono però gli uccelli, rapaci notturni e diurni, anatre, aironi e numerosi passeriformi, che utilizzano l’oasi come luogo di svernamento, di sosta, di pastura e di nidificazione. Sono presenti infine alcune varietà di rettili, anfibi (fra cui la rara testuggine palustre), insetti e pesci.

La strada delle oasi è uno dei cammini di più grande interesse intrapresi dal WWF Italia. Le aree protette gestite dall’organizzazione hanno lo scopo di proteggere il patrimonio naturale della nostra penisola e senza dubbio, in un contesto storico come quello italiano, caratterizzato da un rapido esaurirsi degli spazi naturali, è stato estremamente positivo l’attivarsi di enti ed organizzazioni ecologiste allo scopo di mettere al sicuro spazi significativi di naturalità.

In Italia il WWF ha creato un sistema di aree protette in grado di conservare campioni rappresentativi di ecosistemi particolarmente rari o minacciati, aree di eccezionale valore naturalistico ed habitat di specie in pericolo di estinzione.

L’oasi di Vanzago gioca in questo sistema un ruolo importante, essendo classificata  come “oasi di programma” cioè come una zona tutelata in possesso di alti valori in termini di conservazione, livello organizzativo, opportunità di sviluppo e ruolo strategico. Quest’ultimo è ben evidente se si considera l’ubicazione dell’area, inserita in un contesto ambientale caratterizzato da comuni densamente popolati con un alto grado di antropizzazione. Anche la rete viaria è notevole, con la presenza ad un raggio di 3 Km dall’oasi di un’autostrada, ferrovia e strade statali. Se si pensa poi che i limitrofi comuni di, Rho, Nerviano, Pogliano, Pregnana, Cornaredo e Pero sono una delle aree a più alta concentrazione di attività industriali dell’intero hinterland milanese, si può comprendere come la riserva naturale del WWF sia una vera oasi nel deserto, la punta di un fragile cuneo di natura selvatica che mette in comunicazione la metropoli di Milano con il parco regionale del Ticino. La natura trova così un suo avamposto all’interno dell’area protetta: alberi, stagni e prati offrono una sicura dimora per uccelli stanziali, migratori, mammiferi ed invertebrati. Ma non bisogna pensare all’oasi come ad un sistema chiuso. Come la volpe e la lepre riescono a superare la recinzione che protegge l’oasi, ad entrare e ad uscire, se la riserva costituisce un centro d’irradiazione per caprioli, tassi, uccelli ed altre specie che ricolonizzano la metropoli di Milano partendo da questo centro, così lo stesso accade per idee, progetti e modelli di sviluppo. L’oasi interagisce con ciò che ha intorno, non può solo chiudersi a difendere ciò che possiede. Essa deve programmaticamente aprirsi ad insegnare ed educare tutti quelli che le si avvicinano, deve diffondere la cultura della natura fino a diventare una palestra di ecologia per tutti. In essa è prioritaria l’attività di sensibilizzazione alla conservazione della natura, lo sviluppo di una ricerca scientifica mirata all’utilizzo razionale e sostenibile delle risorse naturali ed alla conservazione stessa dell’ambiente naturale. L’oasi del WWF chiede a chiunque la visiti e la ami di essere moltiplicata, invita tutti, ognuno coi propri mezzi, a costruire tanti altri spazi di naturalità paralleli, a farsi ciascuno ambasciatore di un rapporto equilibrato con la natura.