La Fauna

 

Se c’è un re della foresta nel bosco di Vanzago, questi è senz’altro il capriolo. Da cinquant’anni è tornato a popolare la riserva e da due anni, grazie ad una popolazione in salute e ben protetta, ha iniziato una colonizzazione spontanea delle campagne del milanese limitrofe all’oasi.

Non teme pericoli naturali in questi spazi: i due superpredatori del bosco di Vanzago sono infatti la volpe e la faina, entrambi fondamentalmente innocui per l’agile ungulato. La volpe è stata osservata più volte nell’oasi, anche con cucciolate; non si è certi però se frequenti occasionalmente l’oasi o se invece l’abbia eletta a dimora perenne. Certo è che vi sono nella zona nord delle tane storiche di volpe ancora utilizzate in alcuni anni. La sua alimentazione è varia nelle campagne del milanese: predilige il coniglio selvatico, sempre abbondante, ma si nutre anche di bacche di prugnolo e fitolacca, di cereali, insetti e persino lombrichi. La faina dal canto suo è tornata a popolare il bosco dal 1987 quando alcuni esemplari recuperati sono stati liberati dal CRAS. Sopravvive con una piccola popolazione in buona salute: dall’analisi delle feci è risultata alimentarsi principalmente di bacche, frutta, topolini selvatici e topiragno. Un altro mustelide eccezionalmente presente nel bosco di Vanzago è il tasso, seppure sopravviva con pochi esemplari: in effetti pur essendo una specie adattabile, il grosso mammifero incontra difficoltà a vivere in ambienti antropizzati e coltivati. Si è persa invece ormai ogni traccia della donnola, presente fino agli anni ’70, quando, considerata nociva, ne venivano catturate a decine lungo la cinta muraria. E’ probabile che la scomparsa sia dovuta all’estrema specializzazione della specie per la caccia alle arvicole, roditori poco comuni nell’oasi. Dalle borre degli allocchi raccolte nella riserva risultano al contrario presenti l’arvicola di Savi (Pitymis savii), il toporagno comune (Sorex araneus), i due ratti, il topolino domestico ed il selvatico (Apodemus sylvaticus). Oltre a questi figura l’immancabile ghiro (Glis glis) ed il moscardino (Muscardinus avellanarius), un piccolo roditore silvano, indicatore del buono stato di salute degli ecotoni e degli habitat boschivi.

Non è sicura, ma probabile, anche la presenza di un altro roditore legato ai boschi di querce: appunto il topo quercino (Eliomys quercinus). Nel 2004 poi un esemplare di scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), affidato alle cure del CRAS, ha deciso di scappare, però trattenendosi nel bosco: osservato nuovamente nel 2007 attende solo un compagno (o una compagna) per iniziare una seria colonizzazione dell’area.

Sul terreno scorrazzano invece altre specie: i ricci, i conigli selvatici ed alcuni esemplari di lepre. Quest’ultima specie, un tempo tanto comune nelle aree prative, è oggi presente in maniera ridotta e si mantiene in molti luoghi solo grazie alle discutibili immissioni per fini venatori. Tra l’altro la sottospecie italiana risulta gravemente minacciata di estinzione per l’ibridazione dei pochi esemplari restanti con le altre sottospecie europee (Lepus lepus europaeus, transylvanicus e hybridus) introdotte dai cacciatori: attualmente non è nemmeno certa la sua sopravvivenza in purezza genetica.

Interessante è poi il panorama rappresentato dai chirotteri nella riserva. Uno studio recente, effettuato con la tecnica del bat detector, strumento che permette di rilevare e visualizzare le vocalizzazione ad ultrasuoni dei pipistrelli, permettendo il riconoscimento delle varie specie attraverso la voce, ha certificato la presenza a Vanzago di quattro specie differenti: la nottola (Nyctalus noctula), il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), il pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii), specie forestale caratterizzata da spostamenti migratori di oltre 1500 km ed inclusa dal 1998 tra le specie proposte nell’ambito dell’“Agreement on the Conservation of Bats in Europe”, ed infine il pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhli), piuttosto comune in aree urbane e suburbane, ma considerato pur sempre vulnerabile.

La conservazione di tutte queste specie fortemente minacciate presuppone la presenza di alberi vetusti e di tipologia costruttive tipicamente rurali, fortunatamente entrambe presenti nell’oasi. Di sicuro sostegno d’altronde è anche la realizzazione di nidi artificiali da collocare all’interno del bosco e negli edifici rurali. Fra gli anfibi, che incontrano il loro habitat preferenziale nelle piccole aree umide, specie se prive di pesci, è stata segnalata nella riserva la presenza di due tritoni, il crestato (Triturus carnifex) ed il punteggiato (Triturus vulgaris), e della salmandra pezzata (Salmandra salamandra) sul cui stato però attualmente non sono disponibili informazioni aggiornate. Sicuramente presente è invece la rana verde (Rana esculenta complex), il rospo smeraldino (Bufo viridis) e probabilmente il rospo comune (Bufo bufo). Non ha ottenuto invece gli effetti sperati il progetto, realizzato negli anni ‘90 , per la reintroduzione di “Pelobates fuscus.insubricus”. Questo anuro era stato immesso nell’area al seguito di un tentativo di allevamento e reintroduzione operato dal WWF Italia nel 1993, non andato a buon fine e, pertanto, la specie deve essere considerata estinta nell’area in questione. Anche la presenza della Testuggine palustre (Emys orbicularis) nelle lanche e nelle acque basse del “Lago Nuovo" è dovuta ad un intervento di traslocazione operato tra il 1981 e il 1993 per un totale di 13 individui fondatori. In questo caso l’immissione ha dato esito positivo: un esemplare vivo e vegeto di questa specie, in rapida rarefazione negli ambienti palustri padani, è stato osservato ancora nel 2005. Piuttosto comune è infine la raganella, piccola rana arborea presente a Vanzago con la sottospecie endemica italiana hyla intermedia. Recentemente questa famiglia è stata oggetto di grande attenzione dalla comunità scientifica per la contrazione del suo areale in tutta l'Europa centrale e settentrionale. Come per molte altre specie di anfibi, le cause della diminuzione sono da ascriversi all'elevato uso di fitofarmaci e alla frammentazione dell'areale e alla riduzione degli ambienti idonei di pianura.

Il ventaglio dei rettili spazia dal comune biacco (Coluber viridiflavus) e dall’innocua biscia dal collare (Natrix natrix) fino all’orbettino (Anguis fragilis), alla lucertola muraiola (Podarcis muralis) e al ramarro occidentale (Lacerta bilineata), quest’ultimo da considerare significativo perché in forte regresso in Italia soprattutto nelle aree di pianura. I pesci sono rappresentati dal rutilo (Rutilus rubilio), specie alloctona, in quanto esclusiva dell’Italia centro-meridionale, dal pigo (Rutilus pigus), dal ghiozzo (Padogobius martensii) e dallo scazzone (Cottus gobio) un piccolo pesce amante dei fondali ciottolosi e dall’attività notturna. Vi sono poi la tinca (Tinca tinca), la carpa (Cyprinus carpio), il cavedano (Leuciscus cephalus cabeda), la scardola (Scardinius eritrophtalmus), il carassio (Carassius carassius), il luccio (Esox lucius), l’anguilla (Anguilla anguilla), l’alborella (Alburnus alborella), la cagnetta (Blennius fluviatilis) ed il persico reale (Perca fluviatilis).

In entrambi i laghi sono presenti poi due immigrati nordamericani, il persico sole (Lepomis gibbosus) ed il persico trota (Micropterus salmoides), arrivati a Vanzago grazie al collegamento diretto con gli ecosistemi fluviali circostanti, che si realizza attraverso l’apporto idrico Ticino-Villoresi. Mentre però il persico sole cresce fino ad un massimo di 20 cm e per tutta la vita si alimenta di insetti, molluschi ed avannotti, il persico trota arriva fino a 60 cm e ad un peso di 7 kg diventando un superpredatore di pesci, anfibi ed anche anatroccoli. Lo superano solo i 15 kg ed il metro del luccio perca (Stizosteidon lucioperca), proveniente questo dall’Europa centrorientale e naturalizzato in alcuni bacini del nord Italia, benché sia molto raro. Ultimo viene il pesce gatto (Ictalurus melas), altra specie nordamericana, introdotta in Italia agli inizi del ‘900 e presente con buoni numeri a Vanzago.

Il mondo degli insetti è però senz’altro il più ricco nel bosco di Vanzago: è lo stesso ambiente forestale col suo apporto di legna marcia o soffice, che permette la sopravvivenza di comunità complesse di lepidotteri, imenotteri, coleotteri ed altri artropodi. Fra le farfalle spiccano la Vanessa io (Inachis io) e la Vanessa atalanta, il Macaone (Papilio machaon), il Podalirio (Iphiclides podalirius), la bella purché infestante Lymantria dispar e due specie esotiche, la Metcalfa pruinosa, piccola farfallina bianca invasiva e l’enorme bombice dell’ailanto (Philosamia cynthia). Fra i coleotteri xilofagi l’ospite d’eccezione è il cervo volante (Lucanus cervus), accompagnato dal Dorcus parallelepipedus e dal Cerambyx cerdo. Fra quelli che invece più prepotentemente scavano gallerie mortali sotto la corteccia degli alberi vi è lo Scolyuts scolytus, specie legata in particolare all’olmo. Negli ambienti ecotonali è comune invece il Carabus glabratus, coleottero carabide silvicolo tipico dei boschi collinari, dotato di piccole ali e quindi legato all’ambiente in cui nasce. La sua presenza in Pianura Padana è frammentaria e limitata ad aree boschive dell'alta pianura. Nei canneti si incontrano dei ragni dalla forma di scorpioni, chiamati giustamente pseudoscorpioni. Ma l’ambiente umido è la dimora a Vanzago di un ordine d’insetti particolarmente vistoso e prezioso: gli odonati o libellule. Sedici specie sono state censite ai margini dei due laghi e delle lanche: Orthetrum cancellatum, Sympetrum depressiusculum, Sympetrum pedemontanum, Anax parthenope, Sympetrum sanguineum, Calopteryx splendens, Sympecma fusca, Ischnura elegans, Cercion lindeni, Aeshna mixta, Anax imperator, Libellula depressa, Orthetrum albistylum, Crocothemis erythraea, Sympetrum fonscolombei e Sympetrum striolatum. Tutte queste specie necessitano dell’acqua in tutti i loro stadi di sviluppo. La femmina fecondata depone le uova sulle piante acquatiche o libere sul pelo dell’acqua; quando queste si schiudono la larva sprofonda e si alimenta per alcune settimane predando altri insetti sul fondo o sotto la vegetazione galleggiante. Inizia già ad emergere dall’acqua per brevi periodi, fino a quando, compiendo l’ultima muta, sfarfalla abbandonando l’esuvia. In questo ultimo stadio può anche allontanarsi dalle zone umide, a volte compiendo delle vere e proprie migrazioni, ma la maggioranza delle specie non si allontana mai dai bordi degli stagni, dove preda vari insetti, altre libellule e finanche girini. Sono i grandi occhi composti, molto complessi, a testimoniare la natura predatrice di questo insetto: grazie a questi e alla ampia mobilità del collo le libellule riescono ad avvistare le prede fino a 40 metri di distanza.

Nell’oasi da Vanzago la specie più comune a riprodursi è Orthetrum cancellatum; la segue Sympetrum depressiusculum, una libellula un tempo molto comune in Pianura Padana, al punto da formare fra luglio e settembre folte popolazioni costituite da migliaia di individui, ma che da diversi anni si è ridotta drasticamente per l’immissione di pesticidi nelle risaie, suo habitat preferenziale. Altra specie comune nell’oasi è Sympetrum sanguineum, indicatrice della buona qualità dell’acqua e per questo minacciata di estinzione in tutto l’areale. Chi compie invece voli più ampi sono gli uccelli, abbondantemente rappresentati a Vanzago sia con popolazioni stanziali, sia durante la migrazione che lo svernamento.

Fra le specie che hanno eletto l’oasi a loro eterna dimora vi sono i due picchi, il verde ed il rosso maggiore; fra i rapaci nidificano lo sparviere e la poiana, in alcuni anni anche con due coppie, oltre a tre coppie di gheppio. Fra i notturni è nidificante l’allocco, la civetta, mentre è stato segnalato più volte il gufo comune; fino ad alcuni anni fa era presente anche una coppia di barbagianni, ormai probabilmente scomparsa, come in gran parte della provincia di Milano. Nei laghi si incontrano invece tutto l’anno, il martin pescatore, la folaga, la gallinella d’acqua, lo svasso maggiore ed il germano reale.

Il fagiano ha trovato un rifugio fin troppo sicuro nell’oasi, aumentando abbondantemente e trasformandosi in un pericoloso predatore per i pochi e preziosi anfibi e rettili dell’oasi. Più scarso invece è il colino della Virginia (Colinus virginianus) specie presente a Vanzago in quanto introdotta come il fagiano a scopi venatori nel periodo precedente all’istituzione della riserva naturale. Altro problema è rappresentato dalla cornacchia grigia, animale di grande intelligenza e flessibilità, ormai diventate dominante e numerosissimo in tutti gli ambienti della pianura padana, creando danni alle altre specie ornitiche per la sua diffusa capacità di predare nidi e nidiacei. Nell’oasi è presente con numerose coppie ed un dormitorio serale al quale si aggregano anche taccole, corvi ed alcune coppie di gazze.

Con l’arrivo della primavera nuove specie fanno capolino all’orizzonte dell’oasi: ad aumentare sono soprattutto i rappresentanti dei passeriformi: alla cinciallegra, cinciarella, codibugnolo, luì piccolo, capinera, fringuello, verdone, cardellino, fanello, storno, merlo e passero si aggiungono il codirosso, l’usignolo, la sterpazzola ed il pigliamosche. Nel 2004 una coppia di cannaiole ha nidificato nel canneto del “Lago Nuovo”, mentre precedentemente erano stati segnalati come nidificanti occasionali anche i migliarini di palude, il cannareccione, la cutrettola, il corriere piccolo ed il piro piro piccolo. Aprile è anche il mese in cui fa la sua comparsa il tarabusino, ospite nidificante a Vanzago già da diversi anni, mentre sugli alberi intorno ai laghi occasionalmente si riproduce il rigogolo, il torcicollo, l’upupa ed alcune coppie di tortora. La rondine si ferma con una decina di coppie nelle cascine della riserva, non è invece sicura la nidificazione dell’assiolo. Sui laghi si alimentano rondoni, topini e balestrucci; più in alto si possono poi osservare durante la migrazione il falco pescatore, il falco di palude, il lodolaio ed uno o due individui di nibbio bruno che frequentano regolarmente gli stagni dell’area per l’alimentazione, provenienti probabilmente dal Ticino.

L’estate vede un rilassarsi dell’attività canora degli uccelli: solo l’allodola, la quaglia ed il colino fanno sentire la loro presenza, le prime due dai campi coltivati, il terzo dalla cima degli abeti. Già ad agosto invece il bosco si ripopola di nuove specie. Massiccio è il passo delle balie nere, dei luì grossi e verdi, seguiti dalle beccacce, dai tordi bottacci e dalle tordele. Ad autunno inoltrato arrivano gli svernanti, i numerosissimi pettirossi, le passere scopaiole, i regoli, il lucherino, il ciuffolotto, la peppola, lo scricciolo, i migliarini di palude ed il pendolino. Nel laghi si fanno numerosi gli aironi, la nitticora, ma soprattutto la garzetta, l’airone cenerino ed il bianco maggiore. Qualche volta si incontrano anche l’airone rosso, il tuffetto, lo svasso piccolo, il beccaccino ed altri limicoli. Dei pesci ne approfittano soprattutto i cormorani, mentre il contingente di anatidi aumenta, soprattutto germani, anche se vi sono state osservazioni nelle acque dei laghi di mestolone,canapiglia, moretta, alzavola, marzaiola, codone, fischione, moriglione e fistione turco.

Attratto dalla quantità di anatre, da alcuni anni l’astore frequenta l’oasi in inverno, riportando parzialmente un equilibrio naturale all’interno delle popolazioni selvatiche. L’esemplare presente non solo ha influito sulle popolazioni di folaghe svernanti contenendone il numero, ma ha anche scelto per la sua caccia gli esemplari “impuri” di germano reale. Ma il maggiore effetto lo ha avuto sulle cornacchie grigie numericamente sovrabbondanti nella zona, predandone alcuni esemplari e disperdendone i dormitori serali. In quelle ore, poco prima del crepuscolo, nel mese febbraio vi è stato chi ha avuto la fortuna di vedere passare sopra il canneto persino il gufo di palude.