Educazione ambientale

 

Le oasi sono luoghi privilegiati per fare educazione ambientale e questa attività è per il WWF una delle fondamenta stesse su cui riposa il significato delle aree protette. Ma se in esse abbondano una ricchezza di spunti che permettono una continua stimolazione emotiva, sensoriale ed intellettuale, in grado di veicolare al visitatore messaggi importanti in maniera sì inusuale, però straordinariamente efficace, nel bosco tutto questo è vero in misura ancora maggiore. Per il ruolo che esso ha rivestito nel nostro immaginario collettivo, rifugio di gnomi, fauni e ninfe, luogo di ricordi di infanzia, ambiente ricco e misterioso, emblema stesso dell’ambiguo rapporto tra uomo e natura, l’ecosistema boschivo è una delle migliori e più complete scuole all’aria aperta. In esso infatti si ritrovano tutti quei requisiti considerati necessari per lo svolgersi di un’efficace lezione ambientale alternativa.

Alternativa perché nell’educazione ambientale lo stile didascalico della lezione frontale è tralasciato; non che non si vogliano veicolare informazioni sugli aspetti gestionali, sui problemi attuali legati alla conservazione o trasmettere nozioni di agronomia, botanica, zoologia o storia delle tradizioni popolari. Il fatto è che l’approccio è differente: il percorso non è primariamente intellettuale, bensì ludico, pratico-operativo, emozionale. Se si vuole insegnare a riconoscere gli uccelli, lo si farà giocando con le penne; se si vuole parlare di alberi, si toccheranno foglie e cortecce. Se si vorrà approfondire il tema delle specie invasive esotiche, si solleverà la corteccia di un pino ucciso dagli insetti xilofagi asiatici. L’idea è di vivere, non solo studiare la realtà, ed in questa maniera, coinvolgendo l’intera sfera emotiva e la curiosità dei visitatori, soprattutto i più giovani, e stimolando un senso di appartenenza di ciascuno di noi al mondo naturale (e quindi la percezione che i suoi problemi ci toccano e riguardano), invitare all’azione diretta; arrivare cioè all’adozione di atteggiamenti e comportamenti più attenti e consapevoli nei confronti dell’ambiente stesso e del territorio. Ora dare vita a questo processo formativo è facile in un bosco: gli alberi che scoprono e subito nascondono suoni, rumori e ombre di animali stimolano una fruizione emotiva e sensoriale di forte impatto che può essere amplificata attraverso tutti i racconti, fiabe e descrizioni che gli uomini hanno dedicato alle foreste. La complessità del suo ecosistema permette innumerevoli spunti di indagine ed osservazioni curiose, mentre da un punto di vista storico-economico è possibile riferirsi al bosco come luogo fornitore di materie prime per l’uomo e trattare delle diverse forme di gestione, fruizione e protezione.

Nelle oasi queste informazioni vengono divulgate in diverse maniere. La forma più semplice consiste nell’installazione di bacheche e pannelli informativi che didascalicamente trattano delle tematiche più interessanti per il visitatore, dalle regole di comportamento da tenere nell’area, alle presenze faunistiche, alle problematiche gestionali. Questa forma però è poco coinvolgente e si rivolge normalmente ai fruitori del percorso libero autogestito, cioè senza guida, ancora da istituire nell’oasi di Vanzago. Attualmente invece la fruizione dell’area si svolge unicamente con visite guidate, della durata media di 100 minuti, seguite da giovani esperti ed appassionati. Queste escursioni vengono condotte lungo un sentiero che percorre, a partire dal centro visite, un percorso ad anello che sfiora tutti gli ecosistemi più significativi dell’oasi: il bosco vero e proprio, i canali, i canneti, i prati umidi, le siepi e i filari, i laghi, aumentando così anche le opportunità di avvistamento delle diverse specie faunistiche correlate con questa varietà di habitat. A questi ambienti si aggiungono soste nelle aree di attività agricola-zootecnica, la visita alle coltivazioni biologiche, all’allevamento delle razze di fauna domestica in via di scomparsa e alla mielicoltura. La scelta delle tematiche da toccare e le modalità d’insegnamento rispecchiano ovviamente gli interessi e la composizione del gruppo di visitatori: per le scolaresche ad esempio vi sono programmi specifici, che si inseriscono nel quadro del lavoro didattico annuale della classe, mostrando però l’oggetto di studio dal vero ed in una prospettiva nuova.

Le scolaresche sono d’altronde le uniche che hanno accesso all’oasi nei giorni feriali: tutte le altre visite vengono effettuate il sabato e la domenica, il mattino ed il pomeriggio. Inoltre, ogni seconda domenica, nei mesi di massimo afflusso dei visitatori, si svolgono visite a tema all’interno della riserva naturale.