Il canale Villoresi
Altra
caratteristica di enorme importanza del bosco di Vanzago è la
presenza al suo interno di due laghi ed alcune aree umide.
L’acqua è un enorme magnete per la vita ed intorno ad essa
convergono e si consolidano ricchissime comunità di piante,
insetti e vertebrati. Per questa ragione negli ultimi decenni le
politiche di conservazione della biodiversità si sono
focalizzate non solo sulla tutela, ma anche sulla ricreazione di
aree umide, condannando come sostanzialmente deleteria l’antica
prassi delle bonifiche. Ora, il “Bosco WWF di Vanzago”, situato
tra i fiumi Olona e Ticino, si trova in una posizione scomoda
dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico, ubicandosi al
limite superiore della fascia dei fontanili, con una sola
risorgiva presente nel territorio, inattiva già da prima del
1920. Vi è invero una falda a 50 metri di profondità, dalla
quale pesca una pompa idrovora utilizzata per tentare di
mantenere il livello medio d’acqua nei laghi, ma il pescaggio
non può certo mantenere i 9 ettari di bacini lacustri.
Fortunatamente la riserva naturale è inserita in una vasta zona
agricola irrigata da una fitta rete di canali, alimentata dal
canale Villoresi.
Ecco qui dunque la provenienza: tutta l’acqua che va a riempire i bacini della riserva, dai laghi, alle lanche, ai piccoli canali, ha come origine comune una conduttura secondaria del grande Villoresi che scorre nelle campagne vicine all’oasi. La massa liquida del Villoresi proviene dal fiume Ticino, dal quale il nostro canale si distacca in prossimità dell’uscita del fiume dal Lago Maggiore: la natura di questa provenienza assicura la buona qualità dell’acqua che vi scorre. Da questa via d’acqua secondaria, che attraversa l’area protetta con una larghezza di circa 3 m ed una profondità di 1 m, si distacca, a sua volta, una piccola condotta che alimenta il “Lago Vecchio” e da qui, seguendo la naturale pendenza del terreno, le “Lanche” ed il “Lago Nuovo”.
Tutti gli specchi d’acqua sono così legati in un unico sistema idrico, rendendo possibile lo spostamento dei pesci da un invaso all’altro.
Diversamente dai laghi dove l’acqua ristagna tranquilla, la corrente del Villoresi corre rapida, a tratti impetuosa. È un ambiente molto ossigenato che favorisce essenze acquatiche come la brasca (Potamogeton nodosus), l’elodea (Elodea canadensis), nonché l’erba gamberaia (Callitriche hamulata), indicatrice della buona qualità dell’acqua.
Accanto ad essa si riscontra l’esistenza di pesci piccoli dalle forme slanciate o appiattite, adatte a vincere la sensibile forza dell’acqua: si tratta di una fauna mista, invisibile tutto l’anno, che rivela la propria presenza soltanto in primavera e in autunno, durante il breve periodo delle “asciutte” effettuate per la pulizia del letto del canale. Nelle pozze che allora si creano, nuotano a decine, minuscoli pesciolini sorpresi dal calo improvviso del livello delle acque, durante i loro spostamenti stagionali da un bacino all’altro: branchi di alborelle provenienti dalle acque profonde del lago Maggiore o del Ticino, o addirittura giovani trote che ancora popolano questo vicino grande fiume.
Ancora più facile, quando l’acqua si abbassa, è scorgere alcuni abitanti stanziali del fossato: il ghiozzo, lo scazzone o i sottili cobiti, pronti a scomparire sotto le pietre del fondo, appena ci sporgiamo dall’argine.
È proprio nelle spaccature degli argini in cemento, vecchi ormai di decine di anni, che trovano rifugio per l’inverno piccoli anfibi acquatici come il tritone crestato.
Con la primavera in tutta la riserva naturale si assiste alla ripresa di ogni attività biologica da parte di tutti gli esseri viventi: le rive del Villoresi, sovrastate dal verde dei sambuchi e dei gelsi, divengono il luogo ideale per avvistare diverse varietà di farfalle lombarde: la vanessa, il macaone, la cavolaia e, immobile in attesa della notte, l’esotico e gigantesco bombice dell’ailanto.











